Alla ricerca del loro 20° titolo di campione, e di redenzione nel Challenge e in Coppa d’Europa, gli Huskies si dicono pronti ad affrontare tutte le sfide.
Questo non rassicurerà i loro avversari, né chi è stanco della loro supremazia: gli Huskies hanno ancora fame. La stagione 2026, che segna il loro 40° anniversario, è quella di una nuova era: un reclutamento made in Japan, giovani talenti francesi per rafforzare il branco. Ma è anche quella della continuità, quella di una volontà intatta di vincere tutto ciò che si presenta a portata di mano. «È il DNA degli Huskies, e ce l’abbiamo tutti nel sangue», afferma il coach Quentin Becquey, che inizia la sua terza stagione alla guida dei Campioni di Francia. Né lui, né i suoi giocatori, né i dirigenti sono sazi. Hanno addirittura in gola i due fallimenti consecutivi al primo turno del Challenge di Francia e la sconfitta, in casa, in semifinale di Coppa d’Europa. Allora, si tiene tutto in un angolo della memoria e ci si prepara per non rivivere le stesse disavventure. «Quando si inizia una nuova stagione, tutto è di nuovo da costruire, da vincere. È un circolo virtuoso, si scrive una nuova pagina, e sappiamo che abbiamo ancora molto da compiere», analizza il coach.

I giocatori hanno ripreso l’allenamento ciascuno al proprio ritmo, beneficiando della flessibilità della struttura Accademia, alcuni già dal mese di ottobre, altri, impegnati nelle loro occupazioni professionali, un po’ più tardi. Ma il carico di lavoro è aumentato gradualmente, con «della competizione in ogni posizione, che dà a tutti voglia di iniziare le cose serie e di progredire», si rallegra Becquey.
Avrà una squadra abbastanza nuova sotto i suoi ordini. Se il cuore del gruppo rimane costruito intorno ai Blondel, Brainville, Harrison, Bert, se dei giovani – come Lebouc l’anno scorso – continueranno a integrare la squadra, Rouen ha scelto di innovare in materia di reclutamento straniero. Addio alle filiere del Venezuela e degli Stati Uniti, gli Huskies si sono rivolti al Giappone, su raccomandazione del loro ex lanciatore Chikari Igami. Due lanciatori, Yui Taido, un mancino che giocava in una lega professionistica indipendente e Rysusuke Ito, visto l’anno scorso ai Capitales di Québec, un ricevitore, Kento Megumi e un grosso battitore, di cui ci si aspetta molto da parte di Rouen, l’esterno Roysuke Nishikawa, che giocava nell’organizzazione di Chiba. Un po’ di incertezze, ma anche molte speranze di vedere questo quartetto giocare un ruolo decisivo questa stagione. E poi, una novità, gli Huskies sono andati a cercare giovani francesi con un profilo molto promettente: il toulousain Arthur Saumande, eccellente esterno, capace di rendere servizi anche sul monte di lancio, il rochelais Matteo Pierre, la numero 1 in Francia al ruolo di ricevitore, il savinien Théo Rioux, che torna nella sua Normandia natale. «Li abbiamo reclutati perché hanno dimostrato una forte voglia di unirsi a noi. Sono dei gamers, hanno competenze tecniche e sportive che si inseriscono perfettamente nel nostro modo di vedere il baseball», afferma Quentin Becquey.

Sette nuovi, è tanto, ma compensa anche diverse partenze, ovviamente quelle degli stranieri (del resto, MacKenzie ha trovato un club in Germania), ma anche quelle di Dagneau (ritirato), Mercadier (che si unisce a una lega indipendente in Canada) e Laval-Quesney, attirato da Montpellier. Queste ultime due partenze possono portare a porsi delle domande sul monte di lancio di Rouen. Il coach Becquey non sembra però perdere il sonno. Aveva già perso il suo Ace durante la stagione scorsa, allora, sa come fare. «Sì, l’assenza di questi due giocatori peserà. Ma abbiamo recuperato due lanciatori stranieri di qualità. E poi Esteban Prioul è in ottima forma, Kenny Esposito ci raggiungerà al termine del suo ciclo universitario, Arthur Magnien continuerà a progredire».

L’altra incertezza riguarda il ruolo di interbase. Lì dove tanti grandi nomi si sono susseguiti nel corso della storia. Il coach Becquey ha scelto la novità, affidando la responsabilità a Théo Rioux. «Si potrebbe pensare a una scommessa», ci corregge. «Ma Théo si allena molto duramente. Vedere cosa è capace di fare. Fa giocate che mi fanno non pormi troppe domande. Stimo che sia tecnicamente in grado di assumere questo ruolo. E la maturità arriverà con le partite. So che tutti gli occhi saranno puntati su di lui, ma sono convinto che prenderà ampiezza nel corso della stagione». Un giovane giocatore che ha solo 87 inning di esperienza in questo ruolo, con una media di .909 (ma .949 la stagione scorsa, meglio della media collettiva degli interbasi che era di .922), rimane comunque una sfida, il cui successo giocherà molto nella realizzazione degli obiettivi di Rouen.

In attesa del play-ball, gli Huskies hanno già vinto un trofeo, quello del merito federale per l’allenatore dell’anno, consegnato a Quentin Becquey: «Il mio nome è inciso sulla targa, ma è prima di tutto il frutto di un lavoro collettivo, dei giocatori, dello staff, del consiglio tecnico».
F.C. Crediti fotografici: Rete sociale del Club





