L’11 luglio 2015, due uomini, due francesi, erano a Fenway Park a Boston sul campo dei Boston Red Sox per lanciare la palla del primo lancio. Quell’anno, nel weekend, i Red Sox avevano condiviso una vittoria e una sconfitta contro gli Yankees. Nel 2022, hanno vinto due volte contro gli stessi Yankees.
In aprile 2015, l’Hermione ha portato con sé una palla da baseball, la « Lafayette Ball ». L’11 luglio, questa palla è stata consegnata a Didier Cannioux a Boston dal Capitano dell’Hermione in presenza del Console di Francia a Boston e del Sindaco di Rochefort. La sera, in presenza di tre gabbieri dell’Hermione, Didier Cannioux ha lanciato la prima palla del match tra i New York Yankees e i Boston Red Sox a Fenway Park a Boston davanti a quasi 40.000 persone.
La storia della Lafayette Ball
Boston, Massachusetts.
Nella vita si può scegliere di subire la paura o di aprire la porta, qualunque cosa ci sia dietro. Spesso, come molti immagino, ho paura. Mi ricordo delle notti quando ero piccolo, degli esami che ho spesso fallito, da più grande. Ma quel giorno, l’ansia si impone a me senza che io abbia scelta. Non è sola. Si associa a una fervore interiore esplosivo ma contenuto. Mio fratello Didier Cannioux, riesce a malapena a stare in piedi mentre calpestiamo insieme l’erba mitica di Fenway Park davanti a 37.000 « riccioni » assetati di uno spettacolo tutto loro. Senza di lui non ci sarei andato. Senza di me, mi ha confessato più tardi, gli sarebbe stato impossibile fare ciò che ha compiuto.
Laggiù, molto lontano, così lontano come i nostri ricordi più antichi, attraversiamo alcuni minuti di un sogno come nessun altro. Il baseball lo avevamo vissuto ciascuno a modo nostro. Incrociandoci rapidamente negli anni ’90. E poi i ritrovi. E poi altre cose che cambiano gli uomini in fratelli. La fiducia ha fatto il resto. A volte ne serve molta per trovare i sogni. Ci guardavamo di sottecchi mentre l’inno americano riempiva questo vecchio monumento che è lo stadio di « Fenway » all’immagine degli Stati Uniti. Potente e un po’ desueto allo stesso tempo.
Mentre le nostre suole calpestano la terra battuta di Ortiz, Pedroia, Bogaerts, Victorino, Sandoval, i semi-dei dello stadio che ci guardano dal dugout laggiù a destra, mi chiedo se il mio amico ce la farà. La folla acclama, grida cose che a volte non capiamo e mi dico: non vorrei essere al suo posto. Be’, sì! Be’, non lo so… E poi arriva ciò che desideravamo vedere da alcune settimane. Questa palla che ha attraversato l’Atlantico nel ventre dell’Hermione e che abbiamo recuperato all’ormeggio a Boston, al grido di « presentate le armi » in mezzo alla crème della marina americana. La ritroviamo perché compia l’unico tragitto « naturale » per cui è stata concepita. Il resto è in immagine…
Ora riposa, circondata dalla sua aura, dalla sua storia discreta e colossale da qualche parte a Rochefort, in una strada che maledice la guerra. Bussate alla porta, non abbiate paura e scoprirete forse là dietro, la sua storia e il suo nome.
Vincent Picard





