Dal 23 al 25 maggio, il Challenge de France di Softball femminile 2026 si svolge sul campo delle Vipères de Valenciennes. Un’edizione che si preannuncia esplosiva: tra le Comanches, campionesse in carica e ultra-dominanti, le Pharaonnes che vogliono vendicarsi e sognano di riconquistare il titolo del 2023, le Panthères de Pessac in ascesa, e degli outsider capaci di colpi di scena, nessuna squadra arriva senza ambizioni.

Le squadre sono divise in due gironi. Nel girone A, troviamo l’ogre varoise; la partita tra Colombes e Grenoble deciderà chi sarà seconda e chi sarà terza. La testa del girone B sarà contesa tra Évry-Courcouronnes e Pessac, Nice cercherà di ottenere la prima vittoria della stagione e di ripartire con più certezze che dubbi.
Ecco un panorama completo delle forze in campo, pronte a darsi battaglia questo fine settimana.

Saint-Raphaël: la favorita logica
Dall’inizio della stagione, le Comanches avanzano come una macchina perfettamente oliata, portate dall’attacco più distruttivo del torneo. Difficile trovare una lineup più intimidatoria di quella che allinea, inning dopo inning, Pauline Prade (.667, 1.802 OPS), un vero e proprio rullo compressore offensivo, Lisa Vieira (.535, 1.388 OPS), sempre pericolosa in ogni presenza, Inès Haudiquer (.536, 1.353 OPS), che combina velocità e potenza, o ancora Elsa Munier (.414, 1.070 OPS), la cui regolarità fa esplodere i contatori. Nessun’altra squadra presenta una tale densità, una tale costanza, una tale capacità di fare male fin dal primo lancio.
E come se non bastasse, Saint-Raphaël può contare sulla lanciatrice più dominante del Challenge: Prapeng De Ridder, imperiale, quasi irreale. Un ERA a 0.00, 41 strikeout, una media avversaria a .131: non si limita a vincere le partite, le soffoca. Quando è sul monte di lancio, il tempo sembra contrarsi, gli attacchi avversari si irrigidiscono, e le Comanches giocano con una fiducia assoluta.
Dietro di lei, la difesa risponde presente. Vieira (.985), Munier (.957) o ancora Buvat (1.000) chiudono il campo con un’assicurazione che completa perfettamente la potenza offensiva della squadra. Saint-Raphaël non si limita a colpire: impedisce anche agli altri di respirare.
Ma anche i giganti hanno le loro debolezze. E se l’attacco è un bulldozer, si basa fortemente sui suoi pilastri: neutralizzare Prade, Vieira o Haudiquer, significa ridurre di metà l’impatto offensivo delle Comanches. Poche squadre ne sono capaci… ma in un torneo corto, tutto può accadere.
Resta che, nel complesso, Saint-Raphaël avanza verso questo Challenge con l’aura di una favorita naturale. Una squadra che colpisce forte, che lancia forte, che difende forte. Una squadra che, chiaramente, viene per mantenere il suo trofeo.

Évry-Courcouronnes: una pretendente molto seria
La loro forza principale è la densità offensiva. Ambre Brouard (.514 / 1.187 OPS) batte come un metronomo, Lila D’Hauteville (.485 / 1.389 OPS) porta potenza e velocità, Rosalie Coste (.423 / 1.398 OPS) è una delle giocatrici più complete del campionato, e Emma Liminier (.444 / 1.146 OPS) sembra sempre trovare la falla. Questa lineup non ha buchi: avanza, usa, colpisce giusto.
Sul monte di lancio, Évry non ha forse una ace del calibro di De Ridder o Le Chénadec, ma la rotazione è solida, affidabile, costante. Coste (3.00 ERA) guida la danza, Liminier (4.34) porta varietà, e Tortolero (0.00 ERA) può sorprendere. Non è una rotazione che schiaccia, ma una rotazione che tiene, che limita, che permette all’attacco di fare il lavoro.
Dietro, la difesa è una delle più pulite del torneo. Pauthe (.984), Riera (.984), Aubard (1.000), Lepinay (1.000): le Pharaonnes non regalano punti. Giocano semplice, pulito, efficace.
Ma tutto non è perfetto. L’assenza di una lanciatrice dominante può pesare in un torneo corto, dove una partita si vince a volte su un duello sul monte di lancio. E alcuni errori interni, rari ma costosi, ricordano che anche le campionesse possono vacillare.
Resta che con la loro esperienza e la loro regolarità, Évry-Courcouronnes avanza come una pretendente credibile. Una squadra che non si affanna mai, che non panica mai, e che sa esattamente come vincere questo tipo di torneo.
Pessac: una squadra molto equilibrata
Le Panthères de Pessac non arrivano mai facendo rumore. Non hanno l’esuberanza di Saint-Raphaël, né l’aura di Évry, né la sfacciataggine di Colombes. Ma hanno qualcos’altro: l’equilibrio, quella qualità rara che fa vincere i tornei.
Tutto inizia con Louise Le Chénadec, la lanciatrice più pericolosa del torneo dopo De Ridder. Con un ERA di 2.23, 81 strikeout e una media avversaria a .210, può ribaltare qualsiasi partita. Quando è sul monte di lancio, Pessac diventa una squadra diversa: più sicura, più aggressiva, più sicura di sé.
L’attacco, invece, avanza come un blocco. Riera (.459 / 1.203 OPS) batte ovunque, Gourgues (.375 / .959 OPS) è una minaccia costante, Travers (.325) e Graves (.348) portano profondità. Non è un’attacco che schiaccia, ma un’attacco che risponde, che si adatta, che segna quando serve.
La difesa, infine, è una delle più affidabili del torneo. Riera (.984), Hayes (.947), Pedarzacq (.931): pochi errori, molta serietà, una vera coesione.
Le debolezze? Una mancanza di potenza, chiaramente. E una dipendenza da Le Chénadec: se si stanca, se viene presa di mira, se sbaglia, Pessac perde molto della sua identità.
Ma in un torneo corto, con una ace capace di lanciare due partite perfette, Pessac può battere assolutamente chiunque. È la squadra che non fa rumore… ma che può ripartire con il trofeo.
Colombes: un attacco pericoloso, un pitching da stabilizzare
Le Wildcats de Colombes sono una squadra che gioca con il cuore. Colpiscono forte, colpiscono veloci, colpiscono spesso, e quando la loro offensiva si accende, diventano una delle squadre più pericolose del torneo.
Il trio Meyer – Poley – Viguier è uno dei più esplosivi del torneo. Meyer (.462 / 1.215 OPS) batte con una precisione chirurgica, Poley (.385 / 1.015 OPS) porta potenza e costanza, Viguier (.481 / 1.206 OPS) è una minaccia permanente sulle basi. Questo trio può ribaltare una partita in un solo turno di battuta.
La difesa, invece, è globalmente solida. Délégué (.917), Dozova (1.000), Souici (.957) proteggono le zone chiave e limitano i danni.
Ma Colombes ha un punto debole: un pitching irregolare. Meyer (5.77 ERA), Saurat (5.53), Souici (24.00): la rotazione concede troppi hit, troppi punti, troppe opportunità. E in un torneo dove ogni inning conta, questo può diventare un baratro.
Colombes è una squadra capace di battere una favorita… o di crollare in due inning. Una squadra brillante, imprevedibile, pericolosa. Una squadra che può creare la sorpresa se, solo una volta, il suo pitching tiene il colpo.

Grenoble: Il fuoco offensivo, le falle difensive, e l’incertezza permanente
Le Grizzlys sono una squadra paradossale. Possono colpire come campionesse, ma subire come neopromosse. Possono condurre 6-0… poi perdere 6-7. Possono far tremare chiunque, ma anche crollare senza preavviso.
Offensivamente, sono temibili. Korousova (.394 / .974 OPS), Biteure (.435 / 1.203 OPS), Simon (.389 / 1.006 OPS) formano un trio capace di far esplodere qualsiasi lanciatore.
Quando Grenoble è in partita, diventa un torrente offensivo.
Ma il pitching… Salze (7.93 ERA), Bouis (11.03), Biteure (9.61), Paladini (147.00): la rotazione soffre, molto. Troppo. E la difesa interna, spesso in difficoltà, non aiuta.
Grenoble è una squadra di caos. Una squadra che può vincere 12-10 o perdere 2-15. Una squadra che può creare un exploit… o crollare.
Nice: Il coraggio, la combattività, e la voglia di sorprendere
Nice arriva a questo Challenge con una stagione difficile alle spalle, ma con una voglia intatta: dimostrare di poter competere. Le Niçoises non hanno le statistiche delle favorite, ma hanno combattività, energia, e alcune individualità capaci di fare la differenza.
Ait Benali (.333), Ledin (.294) e Giret (.241) portano stabilità offensiva. Non è un’attacco che fa paura, ma un’attacco che lotta, che gratta, che avanza.
La difesa, invece, tiene a tratti. Bugna (.889), Lopez (.862), Dymowiez (.815) mostrano cose belle.
Ma il pitching è il punto debole. Ait Benali (15.43 ERA), Bertrand (8.60), Ledin (27.00): troppi hit, troppi walk, troppi punti concessi. E in un torneo dove ogni errore si paga caro, questo può diventare un handicap maggiore.
Nice non è favorita. Nice non è outsider. Nice è la squadra che non ha nulla da perdere, allora perché non scombinare i pronostici?
Sébastien Dondé.
Crediti fotografici: RS Vipères e Ffbs
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